Scuole e istituti

Se una sera d’estate un camminatore

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Non posso farci niente se le ore più belle per me sono quelle al calar della sera. Il rumore delle serrande dei negozi che si abbassano. Le commesse che inforcano le biciclette. I camerieri che asciugano gli ultimi bicchieri seguendo con sguardo distratto i pochi passanti. Qualcuno fuma seduto su uno sgabello fuori da un bar, mentre il tram sferza la rotaia e riparte.

Quasi nessuno cammina a quell’ora in città. Al più la gente si sposta o rientra. Eppure è istruttivo attraversare quella terra di mezzo durante la quale tutti stanno facendo qualcos’altro, come spogliarsi, amare, lavarsi, cucinare, litigare, mangiare, distendersi. Attraversando d’estate la città, in questo tempo sospeso, si scoprono cose che diresti mai. Continua a leggere

Dai dinosauri a noi, l’evoluzione biologica del basket

Campo all'aperto dell'Istituto Foscari, Mestre - Venezia

 

Se non stai attento, succede. Basta uno spiazzo d’erba, qualche albero addormentato. Magari i rumori della strada, troppo lontani. Ci sarà sempre qualcuno che, passando, si chiederà dove giocare una partita. Rimbalzando il pallone con impazienza. Davvero, è questione di poco.

Sentita l’eco, il campo cresce da sé. Iniziano le linee di fondo, poi le aree. Se ti trovi in città, c’è caso pure che i tre punti siano a distanza regolare: sai, per via dell’aria. Dopo si arrampicano i tabelloni, in genere con strani arabeschi di ferro – prodigi della biologia – e infine i canestri. Oh, non che si possa pretendere il massimo, almeno finché esisterà la ruggine. Però il segno del tempo lo capisci dalle retìne: sono come la barba. Qui, per esempio, deve ancora scendere.

Tuttavia, guarda: il riflettore è in piedi. Quando funziona, vuol dire che il campo è maturo. Perché mica ci arriva sempre, il progresso, a coprire tutto. Il basket c’era già coi dinosauri, come la terra e il cielo. Anche se allora si tirava solo da due.

Francesco Sarti

 

Note a bordo campo

Fondo: cemento.

Struttura: a traliccio; quadrato di riferimento quasi del tutto scolorito.

Accesso: riservato agli studenti dell’Istituto Foscari

Indirizzo: via Pertini 13, Mestre – Venezia.

 

(foto di Alessandro Tomasutti)

Il campo abbandonato nel cuore di tenebra

Canestro all'aperto - Liceo Franchetti Mestre - Venezia

 

Sembra il rostro capovolto di una galea incagliata dove un tempo forse c’era la laguna. Non c’è traccia di linee, aree, lunette. Nessun canestro dalla parte opposta. Il tabellone vuoto non ha più nemmeno l’anello. E’ solo. Un corpo estraneo, mutilato. L’orbita bianca di Polifemo, che cerca Nessuno intorno a sé.  

Un faro senza navi da condurre. 

Tempo fa era probabilmente il canestro del campo all’aperto del liceo classico di Mestre, il Franchetti. Oggi ne rimangono solo le rovine. Vestigia dietro alle quali la vegetazione incombe, non si sa se per proteggerle o per soffocarle.

Nessun fiume Congo da risalire e nessun Mister Kurtz da ritrovare. Eppure raggiungerlo può essere un’esperienza misteriosa. Quando lo si scopre, al di là di un cancello miracolosamente risparmiato dalla robinia, appare alle spalle, esattamente dove non si immaginava che fosse.

Forse un giorno qualcuno lo ritroverà nel folto della radura. Unica testimonianza di una civiltà scomparsa molti anni prima.

Alessandro Tomasutti

 

Note a bordo campo

Fondo: impraticabile; invaso dall’erba.

Canestri: ruggine diffusa sulla struttura portante; tabellone senza quadro di riferimento; assenza di anello.

Accesso: interdetto dall’esterno; raggiungibile solo dal cortile posteriore del Liceo Franchetti.

Indirizzo: Corso del Popolo 82, Mestre – Venezia

Canestri futuristi. Del basket e delle sue relazioni con la geometria

Scorcio del campo esterno dell'Istituto Massari - Mestre

 

Più che un canestro sembra un quadro futurista. Il ferro, il tabellone e il sostegno sono tutt’uno coi terrazzi, gli aggetti e le finestre della casa sullo sfondo. Il campo è solcato da ulteriori linee, ulteriori geometrie.

Ovviamente manca la retìna, orpello inutile. Il contesto, nitido, invita all’essenzialità: al massimo partite due contro due e giocate semplici: dai e vai, pick and roll, tagli backdoor. Possibilmente in silenzio.

Segnare dal gomito dell’area, con tutte quelle forme e quei volumi, diventa un atto di fede. Ma chi imbuca di precisione non fa nessun punto: infila solo una sfera in un cerchio.

Francesco Sarti

 

Note a bordo campo

Fondo: tartan colorato, elastico. 

Canestri: strutture in ottimo stato, ma assenza di retine.

Accesso: riservato agli studenti dell’Istituto Zuccante (Scuola partecipante alla Reyer School Cup)

Indirizzo: via Cattaneo 3, Mestre – Venezia

 

(foto Alessandro Tomasutti)